Frasario accademico italiano → Interpretare
Dare pieno peso a un'affermazione ben sostenuta.
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Va sottolineato che X.
L'impersonale deontico («va») presenta l'enfasi come dovere argomentativo, non come scelta dell'autore.
Emerge con chiarezza che X.
Da riservare ai risultati davvero netti: «con chiarezza» promette molto, e un dato ambiguo la smentisce da solo.
X conferma che Y.
Presuppone un'ipotesi già formulata: senza, la conferma è orfana. Il dato conferma; l'autore registra.
Il che conferma che X.
«Il che» riprende l'intera frase precedente e la mette al lavoro come prova.
Non è un caso che X.
Regge il congiuntivo («non è un caso che conduca...»). Trasforma una coincidenza in indizio: il legame va poi argomentato, altrimenti è allusività a buon mercato.
Non c'è dubbio che X.
Non v'è dubbio che X.
Dopo «non c'è dubbio che» l'indicativo è legittimo e più assertivo del congiuntivo. La variante «non v'è dubbio» alza il registro. Spenderla poco: un testo che non dubita mai insospettisce.
Resta il fatto che X.
Chiude una concessione riportando il punto fermo: ciò che resta in piedi dopo le obiezioni appena riconosciute. Naturale dopo «pur», «sebbene», «nondimeno».
Va da sé che X.
Dichiara l'ovvietà condivisa e insieme la mette agli atti. Usarla per ciò che il lettore concederebbe comunque, non per la tesi principale: quella va argomentata.
Sta di fatto che X.
Riporta la discussione sul terreno fattuale dopo ipotesi o valutazioni divergenti; regge bene l'apertura di paragrafo. Spesso preceduta da una concessiva («che sia X o Y, sta di fatto che...»).
X è, senza ombra di dubbio, Y.
Inciso enfatico, un gradino sopra «senza dubbio». Una sola occorrenza per testo: ripetuta, svaluta sé stessa.
Non si può non X.
Litote per necessità argomentativa: presenta la propria mossa come obbligata. Il doppio «non» è volutamente enfatico; in un testo piano meglio «occorre».
È evidente che X.
Dichiarare l'evidenza dispensa dall'argomentare: per questo va usata solo quando l'evidenza c'è davvero.
È chiaro che X.
Sorella piana di «è evidente». In apertura di paragrafo fa da perno: ciò che è chiaro non si discute più.
È indubbio che X.
Grado massimo della famiglia assertiva. Un testo che dichiara indubbie troppe cose insospettisce il lettore esperto.
A maggior ragione, X.
Argomento a fortiori in forma piana: se vale là, qui vale di più. Richiede che il primo caso sia stato stabilito.
Tanto più che X.
Aggiunge peso a un argomento già dato: non regge da sola, vive dell'affermazione precedente.
Del resto, X.
Porta un rinforzo laterale, quasi ovvio: il tono è «e non potrebbe essere altrimenti».
D'altronde, X.
Gemella di «del resto», appena più colloquiale. Una delle due basta, nello stesso testo meglio non alternarle a caso.
D'altra parte, X.
Ambivalente: rincalza come «del resto» o apre il secondo corno come «dall'altro lato». Il contesto deve disambiguare.
Non a caso, X.
Compressa di «non è un caso che»: stessa promessa (il legame c'è) e stesso debito (poi va mostrato).
Tanto è vero che X.
Introduce la prova dopo l'affermazione: struttura affermazione → riscontro, efficace e verificabile.
Prova ne è X.
Prova ne sia X.
Inversione di registro alto con enclitica: la prova in posizione di soggetto. «Prova ne sia» è la variante al congiuntivo.
A riprova di X, Y.
«Riprova» promette una conferma ulteriore: presuppone che una prima prova ci sia già stata.
A ciò si aggiunga che X.
Accumulazione dichiarata: il congiuntivo esortativo invita il lettore a sommare. Chiude bene una catena di argomenti convergenti.
Ed è proprio X a Y.
Frase scissa con «proprio»: isola l'elemento decisivo e gli attribuisce l'azione. Enfasi sintattica, non lessicale.
Come è ovvio, X.
Dichiarare ovvio ciò che non lo è irrita il lettore; dichiararlo su ciò che lo è davvero lo rassicura. Distinguere i casi.
Non è certo X.
«Certo» ironizza sull'esclusione: la nega come impensabile. Litote di tono, da usare con parsimonia nei testi sorvegliati.
Non va dimenticato che X.
Richiama nel quadro un elemento che il ragionamento stava perdendo: correttivo di completezza.
X costituisce una vera e propria Y.
Promuove il fenomeno a categoria piena: non quasi-X, ma X a pieno titolo. L'iperuso l'ha logorata: usarla quando la promozione è argomentata.
Di fatto, X.
Oppone il piano fattuale a quello formale o dichiarato: ciò che avviene, contro ciò che dovrebbe avvenire.
In effetti, X.
Conferma ciò che si era annunciato o sospettato: chiude il cerchio tra attesa e riscontro.
D'altro canto, X.
Terza della famiglia «del resto»/«d'altronde»: stessa ambivalenza tra rincalzo e secondo corno.
Invero, X.
Latinismo giuridico per «in verità»: conferma con solennità. Nella prosa comune suona d'altri tempi.
Quel che è certo è che X.
Certo è che X.
Isola il certo dentro l'incerto: dopo una rassegna di dubbi, pianta la bandiera sull'unico punto saldo.
X, se non altro perché Y.
Riduce la pretesa alla ragione minima e per questo inattaccabile: strategia del minimo garantito.
Resta tuttavia X.
Compressa di «resta il fatto che... tuttavia»: due mosse in due parole.